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JUCCI TESTO

Anticipazioni:

Recensioni:

Caro Franco, ho letto alcune poesie da Jucci su Le parole e le cose e le ho trovate a dir poco straordinarie. Parlavamo anni fa del tuo uso dell'ironia e delle maschere, e nella mia prefazioncina a Pelle intrecciata di verde. L’intervento (ed L’Obliquo) vedevo - o intuivo - una tua "seconda fase", più diretta e scarnificata. Nel poco che ho letto di Jucci ne intravedo una terza, dove la musicalità estrema non si contrappone, non stride fusa a un dettato fatto di civiltà e di pensiero alto. Saltano gli schemi della lirica, della narrativa e del saggio; non per creare frammenti o zone d'urto, ma una zona inesplorata della fotosfera, fatta di armonie inattese eppure "reali", di pensiero e dolore - pensiero sul e nel dolore, meglio - che prende la poesia e la costringe a essere davvero se stessa: un autentico guardarsi in faccia, e attraverso la faccia il mondo intero. Sospetto che tu abbia in mano, Franco, il libro che i poetini italianini davvero non ti perdoneranno. Puoi andarne fiero! Perché togli loro il giocattolo di mano (non romanzo o saggio, ma proprio il loro strumento sacro) e fai il vuoto intorno a quel cristallo incandescente che solo la poesia, raramente, può e deve essere. Mi vengono in mente, non so perché, Mandelstam e gli spettri abitati, sillabati brandelli, delle sue ultimissime. Somiglianza ovviamente non stilistica ma, forse, nella capacità di commisurare l'individuo con la Storia - ma anche, non ingenuamente, il contrario: la piramide rovesciata dell'universo schiacciato tutto a pesare sul granello di sabbia dell'uomo. Andrea Raos

Jucci di Franco Buffoni: quando l'amore lascia il segno. Giovanna Rosadini

Buffoni ha sempre (penso anche ai quaderni di traduzione) un modo segreto di mettere in salvo l'umanità inappariscente degli uomini che porta nella sua scrittura, e li fa rinascere. Camilla Miglio

Grazie a Buffoni per il modo al tempo stesso formale e affettuoso di ricreare la nostra umana compagnia più che di eletti, di incoscienti che si mettono a nudo senza la protezione ipocrita della letteratura, pur senza rinunciare alla forma, cioè alla bellezza delle parole, del loro ordine, della loro musica. Jucci è insieme ritmo, intensità, commozione, forza. Gilda Policastro

Jucci è tra i libri che tengo vicini. Rileggo di continuo questo tuo canto funebre dal quale riga per riga hai espulso la morte e l’assenza. Alla fine si tiene in mano il cuore pulsante di qualcosa che non si sa più che cosa sia, si è finalmente oltre le parole. Silvia Bre

In Jucci c'è un bell'omaggio alla donna (oltre a quella amata) e poi il discorso è come sempre in Buffoni inscindibile dalla Storia, quella comune, e dall'importanza della memoria. Il dolore fa questo. Fabrizio Bajec

Lo so non volevi dare struggimento, ma Jucci mi ha commosso con il suo intreccio quasi vegetale di emozioni e alberi, creature ferite, animali compresi, e tundre. Un libro verde, alpino, lacustre doloroso e vero. Antonella Anedda

Il libro lo (ri)leggerò nei prossimi giorni; intanto ho letto la nota finale, splendida e lancinante. Mi sembra che tu sia giunto a un punto estremo, in cui puoi scrivere cose bellissime, da una prospettiva di lontantanza e insieme di luminosa presenza. Far convivere plénitude, nostos e desolazione è sempre assurdo e improbabile; o forse, chiede solo di aver pagato un prezzo altissimo, che nessuna fattura potrà mai registrare. Fabio Pusterla

Oggi rileggevo Jucci di Franco Buffoni. Jucci è una lunga confessione a tutti e non a franco buffoni. Una sincera confessione. E una presa di coscienza. Una sofferta e non soffocata presa di coscienza. L'ha fatta per tutti e non per franco buffoni. Andrea De Alberti

Jucci è un libro di una fluidità e coerenza rare; la qualità della parola sempre così trasparente aggiunge spessore alla nota dolente dominante in tutte le pagine. La accorata consapevolezza di un amore sempre germinante e sempre sterile, la volontà di appagare l'altro nella certezza del fallimento, la costante dolcissima e crudele attenzione per ogni sfumatura nel dirsi. Il tuo tormento, la tua ammirazione, la sua rabbia, il desiderio inappagato. Isabella Panfido

Ho avuto modo di leggere Jucci e ho trovato in quelle pagine una sorgente di luce e poesia nuova. Credo in Italia ci fosse bisogno di queste liriche che hai scritto, della loro grazia. Parlare con grazia e presenza è difficile, ma questo serve fare. Omar Ghiani

Il risvolto mi sembra metta a fuoco - con la sensibilità del risvolto - quel centro semantico che non so se avrei proprio definito narrativo, per quella natura concentrica che ha, di scavo e riemersione. Non so se definirei Jucci un romanzo, del resto non lo direi neanche un breviario: forse una corona, pensando alla corona del rosario, o al senso di certe ripetizioni (pure differenti) nella preghiera o nella meditazione. Marco Corsi

Dilaniata dal tuo libro. A un certo punto i poeti smettono di fare letteratura e si espongono, nudi. Dopo avere acquisito l’esperienza necessaria con il linguaggio per non scrivere il loro mero diario. Le tue parole (come quelle di Antonella Anedda) sono universali. E’ necessario che l’esperienza della vita sedimenti, prima. Tu ci hai fatto un dono. Maria Grazia Calandrone

Il nervo per me sono questi versi: "Ossa giunture tendini / L'intero armamentario / Sono qui finalmente non / Te li sottraggo più". Franca Mancinelli

Jucci è un libro del ritorno, ed ha una rara grazia, come di qualcosa che stia insieme fuori e dentro il tempo. Rileggendolo, ho trovato che le parole in corsivo a p. 102 – Sei la solita altalena che non smette / di mutare la paura in voce calma” – colgono molto bene il mobile gioco di contrasti, contrappunti, ma insieme di espansione vitale e crescita che ritmano questa vicenda d’amore. Ti sembrerà strano, ma anche per la presenza costante delle montagne, ho spesso pensato, leggendo Jucci, al sublime di Kant, a quel sentimento “che sorge indirettamente perché viene prodotto dal senso di un momentaneo impedimento seguito da una più forte effusione delle forze vitali”. Italo Testa

Ieri ho letto a modo, dall'inizio alla fine, Jucci e lo trovo il tuo libro più bello. Per motivi del tutto personali mi sono dovuta fermare più volte durante la lettura per la commozione e anche il senso di familiarità o comprensione che a volte le vite degli altri fanno riverberare nelle nostre. Mi chiedo spesso se stare dentro l'amore - che comprende i nostri vivi, come i nostri morti - sia in fondo accettare che si è dilaniati, un'angoscia sottile, una nostalgia che a volte quasi ci fa brillare. Francesca Matteoni

Sono una scorzaccia, come lettore, ma leggendo Jucci mi sono commosso. Fabio Zinelli

Jucci è un canzoniere delicato e intenso, che sorprende e emoziona. Si percepisce talvolta l’eco del colloquio fra Montale e la Mosca in Xenia (“Con le tue mani da pianista / fammi un segno…”) e anche montaliano mi suona il vento (“Un po’ di vento ti piaceva tanto / quando si alzava e all’improvviso / gli ridevi in faccia e ti voltavi”): imagine bellissima. Franca Lavezzi

All’ennesima rilettura di Jucci, mi provo a definire quello che tra me e me io chiamo «tono Buffoni». L’incantesimo che crei – quel fasciare figure e situazioni cedendo al loro inflettersi, quell’accompagnarle nei meandri e flessuosità subendone il capriccio, fino alle estreme latenze del senso – è mi pare un persuadere o tentare la cosa a confessarsi. E le occhiate di intelligenza che lanci qua e là non feriscono come un’accusa; semmai mostrano di aver capito per costringere a dire più di quanto è scritto. E se i tuoi moduli sintattici mimano alle volte un abbandono indifeso, altre volte viceversa le armonie che tornano alla distanza e legano periodi e loci testuali lontani denunciano la presenza vigilante dell’auctor: le cadenze a un tempo dissimulate e insistite, le riprese meravigliose del bandolo ci dicono del raggiungimento di un punto fermo, della conclusione di un’indagine; ma l’elegia è la cifra che le informa, soprattutto in clausola. Sapere, e non accusare, per incoraggiare le cose a non sottrarsi: la mozione degli affetti è di continuo esercitata verso le cose, e le cose rispondono abbandonando se stesse alle parole che le penetrano. Infine, le frequenti soste di compenso come altrettanti incoraggiamenti a proseguire dicono che c’è un ubi in cui il transeunte serba il suo fascino di apparizione, lasciando intravedere il suo segreto. Alcuni tempi della tua poesia (penso soprattutto a Suora carmelitana, Nella casa riaperta, Il profilo del Rosa e quest’ultimo) cercano la permanenza, attingono l’idea, come risarcimento, come rivincita dell’io sulla fuga del tempo. Così il geloso: a riprova della fondatezza delle sue fissazioni, egli afferma: è così, esiste, è la verità. Giovanni Turra

Il lavoro traduttivo e quello creativo si disseminano e nutrono l'uno dell'altro: mi sono commossa a leggere la tua biografia: come se per scrivere quei testi fulgidi di ora fossi dovuto davvero venire alla luce due volte, e una da solo, con lo sforzo della tua intelligenza delle cose e, aggiungerei, delle relazioni... mi sembra che questa grande attenzione agli altri, la ricerca, il sodalizio, l'entusiasmo generoso, nutrano la tua poesia dell'acume e della nitidezza che ne fanno la cifra. In Jucci, a guardar bene, fatalmente, sin dal titolo c'è un "you", che viene declinato, per l'appunto, secondo moduli estranei al canone musaico italiano... . Renata Morresi

Sia in Jucci, sia in O Germania, riconosco sempre di più il timbro di una voce netta, memoriosa ma non indulgente, larga di accoglienza e di giudizio, diciamo pure: severa. Occasioni che si trasformano in riflessioni nitide, in una intricata (e dipanata) coscienza del male che pure ci abita, ma che la poesia sa miracolosamente e laicamente redimere. Giovanni Tesio

“Jucci è la storia di un amore giovanile, che diventa una visione del mondo, una scoperta di se stessi, un viaggio al termine della morte. E’ un amore drammatico con una donna più grande del poeta, una donna che è stata maestra di pensiero e di poesia ed è morta di cancro nel 1980. Ed ecco che, tanti anni dopo, Franco Buffoni rievoca il loro incontro, i loro giochi, le camminate nei luoghi di lago e di montagna tanto cari da sempre al poeta e così presenti anche negli altri libri, tra boschi piante e animali dalle Alpi al lago Maggiore. E’ la storia di un amore contrastato, in un certo senso impossibile, dove il maschile e il femminile non s’incontrano pur amandosi profondamente. Una storia tragica di amore e di morte, che però non fa mai la minima concessione al patetico e nemmeno al nostalgico, proprio perché questo amore disperato è anche la sorgente di uno scavo, di una conoscenza, di un colloquio con le ombre che dura ancora adesso nella poesia di Franco Buffoni”. Milo De Angelis


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